Barbarossa e Marcorè: la Strana Coppia

Giuseppe Floriano Bonanno 29 gennaio 2011 primo piano, teatro, vedere Nessun commento

Il lungo, scrosciante, caloroso applauso degli oltre 1300 spettatori dell’EuropAuditorium di Bologna, fotografa alla perfezione lo strepitoso successo riscosso da “Attenti a quei due”, che ha visto esibirsi sul palcoscenico felsineo Neri Marcorè e Luca Barbarossa. Confesso che, sapendo poco o nulla in merito allo spettacolo, mi sono deciso solo all’ultimo momento ad andarci ed ho dunque rimediato, a fatica, un paio di biglietti in galleria, oltretutto in una delle ultime file. La visibilità, quindi, non è stata certo delle migliori, ma tant’è… La sorpresa è stata inattesa e assai piacevole: ero perplesso, infatti, su come potessero interagire insieme un cantautore ed un attore, ma il mix prodotto dai due è stato davvero imprevedibile e molto intrigante! Accompagnati sul palco da una band affiatata che ha privilegiato sonorità acustiche (Mario Amici alla chitarra acustica, classica ed armonica, Stefano Cenci al pianoforte e alle tastiere, Roberto Polito alla batteria e alle percussioni, Mauro Formica al basso e Claudio Trippa alla chitarra elettrica), i due mattatori, legati da lunga amicizia, danno vita ad un sodalizio originale, in cui un continuo scambio di ruoli li consegna al pubblico in una veste inattesa e sempre nuova, lasciando ampio spazio all’improvvisazione.

L’eclettico Neri Marcorè fa spesso il verso all’elegante Barbarossa, cantandone alcuni successi, in una sorta di gara a chi li interpreta meglio, e, tra una battuta e l’altra, possiamo ascoltare, in sequenza, cantati da un Barbarossa in gran vena, grandi successi come “Roma spogliata”, “La strada del sole”, “Via delle storie infinite”, “Ali di cartone”, “L’amore rubato”, “Al di là del muro”, “Yuppies”, “Portami a ballare”, “Via Margutta”. La scena è comunque sempre, e saldamente, tenuta dalla geniale poliedricità di un Marcorè in versione quasi “fregoliana”, che passa senza apparente difficoltà, in un unicum, degno di un crescendo rossiniano, da uno all’altro dei suoi tanti personaggi. Si comincia con l’imitazione di Berlusconi, per passare poi ai vari Ligabue, Minghi, De Andrè, Carboni, Casini, Di Pietro, Gasparri e, naturalmente, ogni volta che se ne presenta l’occasione, allo stesso Barbarossa. Quasi tre ore volano via tra canzoni, interpretate con grande intensità, e momenti di ilarità, ora leggera, ora graffiante, caratterizzati da una costante e mai celata satira politica che non fa sconti a governo ed opposizione…

Uno spettacolo, dunque, complessivamente assai divertente ed indefinibile, nobilitato dal limpido talento dei suoi protagonisti che si estrinseca nella voglia di emozionare e di far conoscere al pubblico i retroscena e gli aneddoti dei loro rispettivi percorsi, abbracciando musica, cinema e teatro. Un attore comico eclettico ed un cantautore amato e raffinato, generano così una “strana coppia”, dal cui incontro prende corpo un genere che sempre di più, in questi tempi di massmedialità estremizzata, mescola suoni e voci, nuove consonanze e nuovi intrattenimenti. In conclusione, visti i dubbi e le perplessità della vigilia, sono uscito da teatro gratificato e soddisfatto per aver trascorso una bella serata, andata ben al di là delle più rosee previsioni.