Il debutto al Teatro Gobetti di Torino de Il sindaco del Rione Sanità, diretto da Mario Martone, ha combaciato con la dichiarazione del regista di lasciare la direzione artistica dello Stabile della città dopo dieci anni di servizio. Un cammino di crescita e maturazione, che ha visto l’apice nel 2015 con il riconoscimento, da parte del Ministero dei Beni Culturali, dello status di Teatro Nazionale.

E, nel momento del bilancio a conclusione di un’esperienza di tale portata, arriva, come contrappeso, un’iniziazione. La prima volta di Mario Martone con un’opera di Eduardo De Filippo, sicuramente non si scorderà mai. Una sfida in cui trovano coronamento l’alto valore artistico della regia e un’incisiva valenza morale del testo, dai risvolti civili, politici, sociali. La produzione de Il sindaco del Rione Sanità vede infatti protagonista la sinergia tra Elledieffe, Teatro Stabile di Torino e NEST – Napoli Est Teatro. Quest’ultimo ha sede a San Giovanni a Teduccio, uno dei quartieri popolari di Napoli che da sempre vivono una situazione fortemente disagiata.

Il sindaco del Rione Sanità – Gennaro Di Colandrea, Massimiliano Gallo, Francesco Di Leva e Giovanni Ludeno – Foto di Mario Spada

Qui, dalla ristrutturazione di una vecchia palestra, è nato un progetto che ha visto la collaborazione di giovani attori, registi e scenografi nel dar vita a una realtà artistica e salvifica. Dove negli anni Ottanta vigevano le amare leggi della camorra, è adesso il teatro a creare aggregazione e condivisione. Una forza di volontà che ha sconfitto qualsiasi preconcetto apparentemente immutabile. «È grazie a questa tenacia che il NEST è riuscito a trasformare una palestra abbandonata in un teatro», spiega Martone. «Ed è questa stessa tenacia che ha convinto Luca De Filippo a mettere nelle mani di un attore di trentotto anni un personaggio tra quelli mitici di Eduardo, il sindaco Antonio Barracano, che da copione di anni ne prevede settantacinque».

Si tratta di Francesco Di Leva (nomination al David di Donatello come Miglior attore non protagonista per Una vita tranquilla di Claudio Cupellini), cofondatore del NEST insieme con Adriano Pantaleo, Giuseppe Miale Di Mauro e Giuseppe Gaudino. Nella commedia veste appunto i panni del sindaco Antonio Barracano, incarnando con virile risolutezza un antico senso dell’onore trasposto nella criminalità organizzata dei giorni nostri. Rispetto al sindaco di Eduardo, nel personaggio plasmato da Martone vengono meno le illusioni ottocentesche di un vecchio amministratore della giustizia, che pretendeva di tracciare i propri personalissimi confini morali all’interno delle discordie tra gli abitanti rionali.

Massimiliano Gallo, Mario Martone, Francesco Di Leva, Giovanni Ludeno – Foto di Mario Spada

Come spiega Martone, «qui affiora un’umanità feroce, ambigua e dolente, dove il bene e il male si confrontano in ogni personaggio, dove le due città di cui sempre si parla a Napoli (la legalitaria e la criminale) si scontrano in una partita senza vincitori. Perché, è inutile fingere di non vederlo, la città è una e, per quanta paura faccia, nessuno può pensare di tagliarla in due». Una città bifronte in cui le due facce quotidianamente si guardano, sfidandosi, intimorendosi, riconoscendosi come figlie di un unico substrato antropologico e mitopoietico. «Il teatro è vivo quando si interroga sulla realtà. Se parla al proprio pubblico non solo osando sul piano formale, ma anche agendo in una dimensione politica». Proprio per questo, l’opera è ambientata ai giorni nostri, con un giovane e prestante sindaco che incarna appieno lo spirito attuale della malavita. Proprio perché i boss degli anni Duemila sono spesso ragazzi poco più che trentenni, contrastanti con un’altra gioventù propositiva che non accetta di morire ogni giorno.

Tutti gli abitanti della zona vanno da don Antonio a esporre fatti, controversie, rancori. Lui tiene in mano la bilancia del destino dell’intero rione, propendendo per l’una o l’altra risoluzione, distinguendo tra chi è meritevole di un trattamento benigno e chi invece, da carogna quale è, non ha diritto ad alcun privilegio. Suo compagno nell’amministrazione di questo speciale genere di giustizia, il medico Fabio Della Ragione (l’eccellente Giovanni Ludeno), che ricuce ferite per fare in modo che – tra sparatorie, accoltellamenti, pestaggi – nulla venga a galla. Poi, una svolta: l’arrivo di Rafiluccio Santaniello (Salvatore Presutto) scardina i pilastri morali di don Antonio, costringendolo a pagare col sangue, alla fine, il risanamento di una discordia che ha fatto vacillare il suo castello costruito sulle fondamenta dell’onore e del rispetto.

Il sindaco del Rione Sanità – Foto di Mario Spada

Cronache del tempo di Eduardo documentano l’esistenza di un certo Giuseppe Barracano, uno dei più potenti camorristi dell’era fascista. Ma per il personaggio del sindaco, il drammaturgo napoletano trasse ispirazione da un uomo del Rione Sanità assai celebre in quel tempo, Luigi Campoluongo, che teneva tutto il quartiere in ordine e si presentava nel camerino di Eduardo a ogni prima degli spettacoli, per bere “’na tazza ‘e cafè”.

Il sindaco Barracano dei giorni nostri è colui che sceglie di portare a pieno compimento un gesto morale, sacrificandosi e lasciando aperte le possibilità di risanamento o degradazione del tessuto sociale da lui protetto. Ancora una volta, un’ambiguità di fondo, che non lascia intendere come agiranno i personaggi. Se il medico opterà per la strada della legalità, distaccandosi e redimendosi del tutto dal mondo criminale; se il piccolo imprenditore Santaniello ammetterà la sua colpa delittuosa; se tutto cambierà o resterà immutato, nella splendida Napoli che è tante realtà diverse, ma che pulsa come un unico cuore.

Fotografie di Mario Spada

Il sindaco del Rione Sanità – Salvatore Presutto e Francesco Di Leva – Foto di Mario Spada

Il sindaco del Rione Sanità

di Eduardo De Filippo

Regia: Mario Martone – Scene: Carmine Guarino – Costumi: Giovanna Napolitano – Luci: Cesare Accetta – Musiche originali: Ralph P – Regista collaboratore: Giuseppe Miale Di Mauro – Assistente scenografo: Mauro Rea – Capo elettricista: Giuseppe Di Lorenzo – Fotografie: Mario Spada – Manifesto: Carmine Luino

con Francesco Di Leva, Giovanni Ludeno, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino, Daniela Ioia, Gennaro Di Colandrea, Viviana Cangiano, Salvatore Presutto, Lucienne Perreca, Mimmo Esposito, Morena Di Leva, Ralph P, Armando De Giulio, Daniele Baselice

con la partecipazione di Massimiliano Gallo

Produzione: Elledieffe / NEST – Napoli Est Teatro / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale