Con Ruin – La lancia di Skald (Fanucci, 2016 – traduzione dall’inglese di Annarita Guarnieri) John Gwynne ci regala il terzo volume della saga La fede e l’inganno, e, ancora una volta, fa centro. Nelle quasi novecento pagine del narrato le avventure dei nostri eroi si dipanano senza cadute di tono ed incertezze dispensando qua e là una serie di colpi di scena che, se da una parte contribuiscono ad illuminare parti precedentemente oscure, dall’altra seminano i germogli dei futuri sviluppi.

Copertina del romanzo Ruin – La lancia di Skald (Fanucci, 2016)

Le Terre dell’Esilio sono sconvolte dalla guerra e dal caos. L’astuta regina Rhin ha conquistato i regni occidentali e re Nathair possiede il calderone, il più potente tra i Sette Tesori. Nathair, inoltre, può contare sull’aiuto dello scaltro Calidus e di una banda di Kadoshim, temibili demoni dell’Oltremondo. Insieme cospirano per riportare in vita Asroth e il suo esercito di Caduti, ma per fare ciò hanno bisogno dei Sette Tesori. Nathair è stato ingannato ma adesso conosce la verità. Ora è davanti a un bivio, e sa che la sua scelta sancirà il destino delle Terre dell’Esilio. Altrove, i focolai di resistenza crescono e la regina Edana trova alleati nelle paludi dell’Ardan. La vita di Corban, infine, è travolta dalla guerra: ha sofferto, ha perso i suoi cari, ha rischiato di essere inghiottito dalle tenebre. Ora ha deciso di fronteggiare il male e la sua missione sarà raggiungere la leggendaria fortezza di Drassil, nascosta nel cuore della Foresta di Forn, dov’è custodita la lancia di Skald, e dove la profezia annuncia che l’Astro Splendente si opporrà al Sole Nero.

Dopo la spettacolare e drammatica battaglia di Murias la guerra entra finalmente nel vivo, gli schieramenti si delineano al meglio divenendo protagonisti di alterne vicende in cui il fato pare divertirsi a sparigliare ogni volta le carte in mano ai giocatori. Le due fazioni vanno incontro ad una serie di vittorie e sconfitte che confermano, se ce ne fosse davvero bisogno, che bene e male sono più che mai solo le due facce della stessa medaglia, i dubbi albergano numerosi e profondi sia tra i paladini della luce che tra quelli delle ombre, e nulla è mai, fino in fondo, quello che sembra.

In un mondo cruento nuovi personaggi si affacciano ed altri lasciano la scena, inevitabili vittime di un conflitto che non fa sconti a nessuno. Tra una battaglia e l’altra, mentre il sangue scorre a fiumi ed i protagonisti acquisiscono nuove certezze a fronte di nuovi inquietanti interrogativi, c’è spazio anche per i primi vagiti di alcune storie d’amore, necessarie a completare i personaggi regalando quella spruzzata di piccante che non guasta mai in un bel racconto.

John Gwynne

Mai direttamente presenti, ma sempre incombenti, Elyon e Asroth, il creatore e il distruttore, che con i loro angeli e demoni si sfidano per la supremazia sulle Terre dell’Esilio, iniziano a meglio delinearsi mettendo il lettore nella condizione di poter decidere con chi schierarsi. Nel mondo degli uomini nulla è invece così originale, alla base della piramide c’è sempre, e solo, la ricerca del potere e la sua gestione, e Nathair e Rhin sono tra i più attivi. Soprattutto il primo, ora che finalmente sa, ed ha capito di essere stato ingannato, non desiste affatto dal suo ruolo e dalla sua missione che sposa appieno, ricacciando in fondo all’animo ogni scrupolo e ritegno.

Corban che dovrà opporsi al male, lottando contro il Sole Nero della profezia, fatica inizialmente a calarsi nel ruolo di guida e leader dei buoni, ma per difendere la sua famiglia e i suoi amici, alla fine non potrà che accettare di essere l’Astro Splendente, cosa che non ha mai voluto. Il ragazzino insicuro cresce in fretta; leale fino all’eccesso con i suoi, ha tuttavia la forza di non accettare come oro colato quanto gli viene propinato, riuscendo ad opporsi ai consigli e ai suggerimenti di Meical, il potente ed enigmatico angelo guerriero che lo ha rivelato al mondo come campione di Elyon.

Secondo l’antica profezia, Corban deve recarsi a Drassil dove tutto sarà chiaro. E così sarà. Ma la rivelazione sarà ben diversa da quanto atteso e creduto.

Il messaggio che traspare chiaro in Ruin, al di là di tutte le vicende, è che la verità è solo un sottile velo che, a seconda della prospettiva da cui la si osserva, può mutare come un’illusione. E se davvero tutto quello che sappiamo fosse un misto di verità e di menzogne? Questo è l’interrogativo che ci accompagna al termine di un ordito che, ancora una volta, ci ha lasciato spiazzati, curiosi e consci che il prossimo episodio non necessariamente ci disvelerà il tutto. Ora, orfani per un po’ dei nostri eroi e dei loro nemici, non ci resta che attendere la traduzione italiana del quarto capitolo della saga di John Gwynne: Wrath.