Le Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con l’Albertina di Vienna, dedicano una mostra all’austriaca Maria Lassnig (1919 – 2014), considerata, insieme a Louise Bourgeois e Joan Mitchell, una delle più importanti artiste della seconda metà del XX secolo.

Woman Power (1979) – olio su tela / oil on canvas, 182 × 126 cm – The Albertina Museum, Vienna. The Essl Collection

Negli ultimi anni alla Lassnig è stato sempre più spesso riconosciuto un ruolo di pioniera del movimento femminista nelle arti visive, un riconoscimento che è stato consacrato quasi al termine della sua vita, nel 2013, con l’assegnazione del Leone d’oro alla carriera dalla Biennale di Venezia.

Nel 2014, anno della sua scomparsa, il MoMA di New York dedicò a Maria Lassnig una grande retrospettiva conferendole così un riconoscimento artistico universale; nel 2016 è stata la volta della Tate Modern di Londra celebrare l’artista con una mostra.

Maria Lassnig. Woman Power, che nell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti espone venticinque opere, scelte nel vasto arco temporale di produzione dagli anni Sessanta del secolo scorso al primo decennio del nuovo millennio, offre uno spaccato significativo dell’evoluzione formale di Maria Lassnig. Essa evidenzia quanto il tema ricorrente sia stato se stessa, la sua persona intesa in senso strettamente fisico, il suo corpo. «La sua arte è autoriferita, egocentrica, con opere costituite in stragrande maggioranza da autoritratti, spesso anche quando portano titoli diversi. Si tratta tuttavia di autoritratti in cui la fisionomia svolge un ruolo marginale. In queste opere il mondo esterno, visibile, funge per lo più da mero involucro per il mondo delle sensazioni interiori, e lo stesso vale anche per le opere, decisamente realistiche, degli anni newyorkesi» afferma il curatore della mostra Wolfgang Drechsler.

La Lassnig non aveva tuttavia un rapporto narcisistico con se stessa e il suo corpo. Il suo corpo era in realtà un luogo da esperire, indagare e conoscere per rappresentarne le sensazioni, quasi un processo di autocoscienza corporea che si percepiva già nei suoi disegni giovanili degli anni Quaranta.

Il rapporto tra esteriorità e interiorità permea in maniera quasi totale il vasto corpus artistico della Lassnig. Un’ossessione su se stessa che, parallelamente alla variabilità dei mezzi formali adottati, rappresenta la particolare cifra dell’artista austriaca, assegnandole una posizione di unicità e specificità nel panorama artistico nazionale e internazionale.

Mit einem Tiger schlafen (A letto con una tigre / Sleeping with a Tiger – 1975) – olio su tela / oil on canvas, 106.5 × 127 cm – The Albertina Museum, Vienna. Prestito a lungo termine da / Long-term loan from Oesterreichische Nationalbank

Nonostante l’estremismo del confronto con se stessa, costante nella sua arte, Maria Lassnig era tutt’altro che vanitosa: era onesta, onesta fino alla soglia del dolore, e talvolta, anche oltre, esibendo apertamente i suoi sentimenti, i suoi dispiaceri, la sua sensibilità. La sua auto-rappresentazione è, come dichiarò lei stessa, «solitudine della critica, incapacità di sfruttare gli altri, meditazione e applicazione di un bisturi chirurgico su un soggetto volontario, l’Io».

Il concetto chiave che più di ogni altro caratterizza l’opera di Lassnig è quello di Körpergefühl o “consapevolezza corporea”; infatti, analizzando introspettivamente la vera natura della propria condizione, seppe usare il mezzo artistico per esprimere sensazioni corporee. Sono numerosi gli autoritratti che danno prova della particolarissima forma di autoanalisi cui l’artista, dalla profonda sensibilità, si sottoponeva costantemente.

Nel corso degli anni Settanta, durante il suo soggiorno in America, la Lassnig scoprì un ulteriore mezzo espressivo nei film di animazione e trovò tra l’altro un impiego alla Walt Disney Production. Realizzò cortometraggi con mezzi rudimentali, disegnati e scritti da sola, oltre che filmati e doppiati personalmente. Queste opere, che risultavano molto più narrative e più facilmente comprensibili rispetto alla pittura interiorizzata e sublimata, oltre a portarle riconoscimenti in rassegne e festival di cinema di avanguardia, avvicinarono l’artista ai movimenti femministi dei primi anni Settanta. Il loro contenuto ironico e facilmente comprensibile rese i corti utilizzabili anche come strumento di lotta.

Mann sich entzweischneidend (Uomo che si taglia in due / Man Cutting Himself in Two – 1986) – olio su tela / oil on canvas, 134.6 × 199.8 cm – The Albertina Museum, Vienna. The Essl Collection

Manifesto dell’impegno della Lassnig per l’emancipazione femminile, in particolare nell’ambiente artistico dominato dagli uomini, è il dipinto Woman Power, il cui titolo emblematico è stato ripreso anche per la mostra.

Cade a proposito il commento di Eike D. Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi: «Più che suggestivi, o allusivi di fermo immagine cinematografici, dipinti quali A letto con una tigre o Woman Power diventano equivalenti contemporanei del Laocoonte, in cui il momento culmine, così cruciale per la teoria della storia dell’arte occidentale, è impiegato per rendere la drammaticità del conflitto di genere. Per questo motivo è più che calzante aprire la serie delle mostre annuali degli Uffizi dedicate alle artiste donne – in cui una esponente del passato è appaiata ad una del presente – con Maria Lassnig, ponendola fianco a fianco (sebbene in spazi distinti) con la monaca del Rinascimento, Plautilla Nelli».

La mostra a cura, come il catalogo, edito da Sillabe, di Wolfgang Drechsler è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con le Gallerie degli Uffizi, l’Albertina di Vienna, Maria Lassnig Foundation e Firenze Musei.

Doppeltes Selbstporträt mit Languste (Doppio autoritratto con aragosta / Double Self-Portrait with Rock Lobster – 1979) – olio su tela / oil on canvas, 127 × 177 cm – The Albertina Museum, Vienna. Prestito a lungo termine da collezionista privato, Austria / Long-term loan from private lender, Austria