L’uomo perfetto: una Divertente Analisi del Genere Femminile

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Prendete due sorelle. Una delle due è una bellissima (e un po’ oca giuliva) attrice di soap opera, l’altra invece è intelligente, lavora come agente teatrale, ma non può certo dirsi una femme fatale. Mettetele a parlare di maschi ed avrete L’uomo perfetto, esilarante commedia che, scritta da Mauro Graiani e Riccardo Irrera e prodotta dalla Carpe Diem, il Teatro Dehon di Bologna ha offerto al proprio pubblico all’interno di un cartellone attento a tutti i gusti ed interessi.

La pièce, per la regia di Diego Ruiz, è un riuscitissimo cocktail di passaggi seri, che seminano qua e là interessanti spunti di riflessione, e di situazioni comiche che strappano risate convinte e spassionate. Emanuela Aureli, interprete ed imitatrice di livello assoluto, è più che una semplice spalla della bella e brava Milena Miconi, assurgendo piuttosto a vero deus ex machina, o diavolo tentatore (a voi la scelta) della commedia, che però non potrebbe essere completa senza la partecipazione del poliedrico e convincente Thomas Santu, il maschio (piuttosto particolare) che è il motore pulsante dell’intera vicenda.

L’uomo perfetto – Emanuela Aureli, Thomas Santu e Milena Miconi

Domandarsi se l’uomo ideale esiste è una di quelle cose che una donna fa almeno una volta nella vita (siate oneste, anche più di una). Tutte sanno (e del resto madri e amiche non fanno che ripeterlo) che quello giusto prima o poi solcherà la soglia di casa e perciò non bisogna disperare, ma continuare a cercare provando e sbagliando. Soprattutto sbagliando. A un certo punto, però, l’anima gemella sembra un lontano miraggio, o peggio ancora una pura leggenda metropolitana. C’è da dire che il genere femminile è diventato con il tempo molto esigente. E così il compagno di una vita deve essere alto, ricco, belloccio, gentile, romantico, passionale, protettivo ma anche vulnerabile quando serve. L’uomo ideale, che pulisce il vostro nido d’amore, vi venera e vi ama profondamente, vi fa sentire donne. L’uomo su cui contare sempre e comunque.

Quanto sareste disposte a pagare per un campione del genere? Ed ecco l’originalità del testo di Graiani e Irrera: chi può incarnare a pieno il ruolo dell’agognato principe azzurro? Ma un robot, naturalmente! Ma, come sempre capita nelle vicende umane, le cose non sono mai così semplici. Infatti, se inizialmente va tutto a gonfie vele (anche in camera da letto), pian piano l’automa scoprirà di avere tra circuiti e valvole anche altro, qualcosa che somiglia da vicino ad un cuore e ad un’anima e che lo spingerà ad iniziare a porsi e a porre domande esistenziali.

La commedia, con la sua brillante leggerezza, tra una battuta e l’altra, uno sfondone grammaticale ed un calembour, si fa sempre più seria andando a scavare in profondità nel genere femminile, e lo fa provando a sviscerare non solo quelli che sono i sogni e i desideri, ma anche le insicurezze e le paure più profonde. E, tra queste, emerge con prepotenza quella della vecchiaia in solitudine, che pare essere il naturale sbocco di tutte quelle eterne incontentabili che per troppo cercare finiscono, quando va bene, per doversi accontentare.

L’uomo perfetto – Emanuela Aureli, Thomas Santu e Milena Miconi

La donna, che nella società contemporanea è divenuta il vero sesso forte, ha però, nascosto nel suo io più profondo, un atavico senso di inferiorità e debolezza. E per poterlo colmare, e raggiungere quindi la completezza e la perfezione, necessita di avere al proprio fianco un uomo ideale che altro non deve essere che una sorta di cavernicolo, il riproduttore perfetto che la protegga e generi quei figli che finalmente la facciano sentire realizzata. Il povero Robby, automa del terzo millennio, è esteriormente l’uomo, pardon il servo ideale, quello che esegue senza fiatare qualsiasi ordine la donna gli impartisce: lava, stira, cucina e funge anche da infaticabile sex toy, laddove il sesso diviene però una pura valvola di sfogo delle frustrazioni quotidiane, una mera, appagante, ma tutto sommato squallida ginnastica da camera.

Il problema, difatti, sorgerà proprio nel momento in cui si dovrà arrivare allo step successivo e passare all’amore, quel vero motore sociale che ha permesso al genere umano di evolvere costantemente. Proprio il più decantato dei sentimenti, l’arcano mai sufficientemente spiegato, sarà il granello che manderà in tilt quel perfetto agglomerato di pelle sintetica e circuiti integrati che risponde al nome di Robby e sconvolgerà ogni cosa.

Il finale è tuttavia la parte più criptica e oscura del testo. Quando, passati due anni, le due sorelle partiranno alla volta degli States, lanciate verso una carriera più luminosa, del povero robot non avranno quasi più memoria. E qui lo spettatore non può fare a meno di chiedersi se le due hanno davvero imparato qualcosa dal loro automa perfetto. Se lo hanno solo usato come sollazzo momentaneo, e quindi gettato come ogni altro prodotto di questo nostro tempo in cui domina sovrana la filosofia dell’effimero, oppure se lo hanno voluto semplicemente cancellare perché aveva colto e smascherato il loro io più intimo mettendone a nudo debolezze e mancanze. Nel dubbio, di un non troppo celato antifemminismo di fondo, piovono applausi più che convinti per uno spettacolo che ha divertito senza però dimenticare di far riflettere.

  • FABIO FORNASINI

    Si, uno spettacolo davvero spassoso e divertente, ma al tempo stesso profondo, in cui si riflette molto. In effetti, è uno spettacolo decisamente antifemminista, le donne ne escono davvero male da questa piece, alla fine sono diventate come gli uomini. Utilizzano gli uomini a loro uso e consumo, senza provare il minimo sentimento, anzi, quando gli uomini provano sentimenti sembra che non vadano più bene. Forse anche ingeneroso con il genere femminile.. ma più che una “denuncia”, si voleva esaperare il lato tragicomico; avendolo preso come robot, si aspettavano solo quello che fosse appunto un robot, non un essere umano con sentimenti umani.

    E sicuramente una satira della vita moderna. Molto esilerante, anche l’atteggiamento da prima donna, della bellissima protagonista. Si dava arie come fosse la colonna portante, l’attrice determinante delle soap in cui recitava, in realtà, interpretava prima una donna in coma, poi una muta.