Raudi, un Melting Pot Esplosivo

Fabio Castro 29 dicembre 2010 leggere, letteratura, primo piano 1 commento

Scenari underground, tra vite ammassate e ridotte allo stremo, tra un cane zoppo di un barbone rassegnato e velocità esagerate. “Raudi” è di per sé autonomo, in quanto sembra possedere una propria coscienza, una ragion d’essere, in primis, ben delineata dai medesimi autori; in secondo luogo, inversamente, ne mostra una variabile e mistificata, singolare, libera d’interpretazione ed indagine. “Raudi” è la realtà disvelata (e reinterpretata) da menti infuocate, incapaci di accettare una società troppo indifferente a quelle esplosioni dalla periferia, di cui sono spettatori e causa prima. Esplosioni che altro non sono, se non le grida di quelle brillanti menti le cui parole, troppo dense e arse di emotività, schiantandosi su di vite assai opache, generano un gelido frastuono. Sei autori, sei vite diverse l’una dall’altra (peraltro, genialmente raccontate in breve nelle ultime pagine!), accomunate da una medesima vocazione o intenzione che sia. Sono pagine senza inchiostro con parole non scritte, taglienti e affilate come la lama di un rasoio. Sono pagine di vite grandiose sconosciute ai più, che con poche domande senza risposta, hanno costruito i pilastri delle relative esistenze. “Raudi” è un’opera geniale in quanto genera un doppio moto, un andar via e un ritornare; come più si conviene fare, scrivendo, si tenta di dare un senso, un verso logico, strumento essenziale nella comprensione dei significati presenti nel testo. Questo monismo però, il più delle volte, tende ad esser lesivo del testo stesso, in quanto ne svela magie e simbolismi. Nel dare un unico senso ad un’opera, sarebbe assai più opportuno mistificare le trame. Al contrario, i due moti sopracitati, compongono una poetica indistinta e metropolitana dal gusto rock, dove apparenze e realtà si confondono, si scontrano e dialetticamente comunicano. L’andar via è il sentimento dell’abbandono, della fuga, del rifiuto. Nelle trame di Davide Pappalardo, tra malinconici ricordi del passato e desideri futuristici, ci si immerge in luoghi tanto vicini quanto lontani, tra viaggi introspettivi e inaspettati. Ci vengono descritti racconti di vita, di esperienze, cosparsi di sincerità e semplicità, e si viene colti nel segno, smascherati, come se tutti i nostri segreti fossero stati svelati in un secondo. Il ritornare è invece il sentimento della reminiscenza, della contaminazione e del ricordo, possibilmente rintracciabili in larga misura, nei componimenti liberi di Alessandro Puglisi. L’autore sembra volerci trascinare nelle terre dei suoi versi, paesi sconfinati e disabitati, città sature di tecnologie e di progresso, dove c’è poco spazio per un amore, ormai perduto. Sono poesie ricche di similitudini e contrasti, di analogie tra presente, passato e futuro; tante trame spesse e pregne di creatività “non invasiva”. Doverose citazioni occorrono nel descrivere questo volume esplosivo, ampio e complesso. Oltre ai prodotti di Puglisi e Pappalardo, non meno interessanti, al contrario, coinvolgenti ed appassionanti, risultano i versi, i racconti e i pensieri, di Fabio Stancanelli ne “La maratoneta”, di Salvatore Vecchio, autore della splendida “Egocentrique Clochard”, dell’innovativo Francesco Buscemi e del profondo Emiliano Zappalà, dal gusto fauve nella sua “Slow Dance in a Burning Room”, autentico concentrato di un’incandescente e altresì repressa, tentazione carnale. “Raudi” è un libro coraggioso ed innovativo, spregiudicato e complesso, raggiante di problematiche socio- politiche, filosofiche, scientifiche. “Raudi” è di per sé un qualcosa che pone quesiti senza risolverli, lasciando lettori e critica destabilizzati. Terapeutica e anticonformista, classica e rock, rapida e lenta, impostata su contrasti intimi e sociali. È un’opera da “buttare giù tutta d’un fiato”, considerandola un rimedio senza rimedio, proprio come l’alcool o le droghe. Uno spazio di carta ed inchiostro, ove gettar paure e insicurezze, accanto a chi come noi, crede che nel mondo, ci debba esser necessariamente più “pornogiustizia”.



L'autore

  • http://www.oleole.it/blogs/soccer-addicted Andrea Motta

    Ottimo Fabio, come sempre. Anzi, forse stavolta ancora di più. Però, non avrebbe guastato, a mio avviso, leggere a fine articolo qualche dichiarazione degli autori.