Lisbeth Salander, venticinque anni, un personaggio cupo e tenebroso, hacker di professione. È lei la protagonista di “Uomini che odiano le donne”, la prima delle tre opere della trilogia svedese Millennium di Stieg Larsson, composta dai volumi dai titoli “Uomini che odiano le donne”, “La ragazza che giocava con il fuoco” e “La regina dei castelli di carta”. La saga Millennium viene pubblicata in Svezia tra il 2005 ed il 2007, ma appare in Italia solo tra il 2007 ed il 2009, a cura della casa editrice Marsilio, tradotta in italiano da Carmen Giorgetti Cima. L’autore non fa però in tempo a godere del successo delle sue brillanti opere, stroncato nel 2004 da un infarto nella redazione del suo giornale Expo. Ma chi è Larsson? Egli è in primis un giornalista, il fondatore della rivista antirazzista Expo, è un esperto conoscitore delle organizzazioni di estrema destra, è un consulente di Scotland Yard e del ministero della giustizia svedese, è un inviato dell’OCSE e collaboratore dei servizi segreti, di cui egli ben conosce i meccanismi. Probabilmente Larsson si identifica nel secondo protagonista della saga, Mikael Blomkvist, il direttore della rivista giornalistica Millennium. Mikael è altrimenti detto Kalle Blomkvist, stesso nome del detective-bambino che, nato dalla penna di Astrid Lindgren, autrice della famosa saga di Pippi Calzelunghe, capeggia la Banda della Rosa Bianca, in perenne lotta contro la Banda della Rosa Rossa. Con tale riferimento letterario, pare quindi che Larsson si ponga in contrapposizione alla Rosa Rossa, loggia massonica mondiale. Nei suoi romanzi, Larsson descrive inoltre operazioni compiute dai servizi segreti, che collude a traffici di prostituzione, mette in luce intrighi tra magistrati, politici e medici e, di romanzo in romanzo, racconta sempre più dettagliatamente la realtà. La morte di Larsson è quindi davvero avvenuta per una fatalità o si tratta forse della sorte che spetta a chi tenta di far venire a galla le dinamiche di una setta come la massoneria?
Ma torniamo al romanzo. Uno dei suoi due protagonisti, Lisbeth Salander, viene maltrattata dal padre e da Peter Teleborian psichiatra della clinica in cui viene internata da bambina, viene emarginata a scuola dai compagnetti di classe e continua, anche da adulta, ad essere emarginata dalle istituzioni, che, infatti, la ritengono incapace di intendere e di volere e le assegnano un tutore, Holger Palmgren, l’unico che pare interessarsi alle sorti della ragazza. A questo tutore, ridotto quasi in fin di vita da un ictus, ne subentra un secondo, Nils Bjurman, che userà una terribile violenza nei confronti di Lisbeth. Accanto a Lisbeth c’è, come abbiamo già detto, un secondo protagonista. Mikael Blomkvist, affascinante quarantenne, direttore della rivista Millennium, è la figura paterna che manca a Lisbeth. La protagonista accetta subito di affiancarlo in un’indagine: il potente industriale Henrik Vanger vuole scoprire se la nipote Harriet, scomparsa quarant’anni prima, sia ancora viva. E così nell’arco della narrazione non solo i due scopriranno verità davvero inquietanti, ma il loro legame si consoliderà, fino a trasformarsi in una singolare amicizia. Mikael è l’unica persona che riesce a fare allentare fin da subito le difese a Lisbeth, è l’unico che merita la sua fiducia. Nonostante quindi l’atroce episodio di violenza che Lisbeth subisce da Bjurman e nonostante i soprusi passati, la protagonista comincia a capire che tra uomo e uomo c’è differenza. Non si chiude nuovamente in se stessa, non rinuncia al rapporto con Mikael, ma vi si lega sempre di più, fino ad innamorarsi di lui. Perché Lisbeth accetta di coadiuvare Mikael nell’indagine? Perché nella sua mente suona un campanello d’allarme: un’altra donna è stata vittima di violenza, una donna che non è in grado di difendersi. Lisbeth è determinata a scoprire se i carnefici di Harriet siano ancora in vita e di quale crimine si siano macchiati esattamente per poterli “giustiziare”. Ne fa una questione personale. Lisbeth si promuove paladina di donne impotenti e maltrattate, di cui rifiuta l’esistenza e che lei è decisa a tutelare. Per questo vuole scoprire a tutti i costi se Harriet sia ancora in vita: per darle eventualmente la chance di rifarsi una vita, quella chance che nessuno ha mai dato a lei. Lisbeth, vittima dello stato, si immedesima in Harriet, vittima invece della famiglia, e la vuole riscattare, convinta di poter così esorcizzare i fantasmi del proprio passato.
L’astuzia, il “mestiere” di hacker e la determinazione nel punire i colpevoli sono le armi con cui Lisbeth attacca gli Uomini che odiano le donne. “Uomini che odiano le donne” racconta innanzi tutto la violenza che gli uomini, esseri di potere, esercitano sulle donne, esseri indifesi. In particolare però dietro il parallelismo delle storie di Harriet e Lisbeth si nasconde l’amara presa di coscienza di quanto facilmente le donne diventino vittime non solo della famiglia, che invece dovrebbe essere garante della loro incolumità, ma anche della società.




