La Cameriera di Artaud: tra Ragione e Pazzia nella Francia Occupata

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Nella Francia occupata dai nazisti, Amélie è alla ricerca di se stessa. Ricoverata, fin da quando era bambina, in un ospedale psichiatrico, si sente comunque diversa dalla maggior parte degli altri pazienti. Soffre di disturbi della personalità, ma svolge meticolosamente il suo lavoro in sala mensa, non dà in escandescenze e non ha bisogno di sorveglianza. La sorte di Amélie è però destinata a cambiare una mattina di febbraio, quando il dottor Ferdière accoglie nell’istituto un nuovo paziente, sporco e trasandato, appena arrivato da Parigi: Antonin Artaud.

Copertina del romanzo La cameriera di Artaud (Valigie Rosse, 2015)

Sarà proprio alla ragazza che verrà assegnato il compito di fare da cameriera all’illustre e controverso malato.

Questo incontro la sconvolgerà e forgerà la sua coscienza. Il loro sarà un legame drammatico, ipnotico, complicato, al limite tra pazzia e ragione, delirio e lucidità, potente come una tempesta.

«Il pum-pum-pum del suo bastone contro il tavolo, la voce energica che gli sprigionava dalla cassa toracica, il cadere lento della sua parola incisa su un foglio a righe mi lasciò a bocca aperta, costringendomi a lasciare il lenzuolo e a piegare a poco a poco le gambe, finché potei sedermi a terra. Mi sembrò che il signor Artaud cominciasse ad allungarsi verso il soffitto, pensai che la sua testa avrebbe picchiato contro il lampadario e che avrebbe potuto farsi male; le sue gambe si assottigliarono fino a trasformarsi in corde molli che risuonavano in armonici scaturiti dalla voce profetica e che si riverberavano sui vetri, sulle mie pupille, sulla mia lingua. Il fumo perenne di quella stanza disordinata mi impediva di vedere il suo volto lassù in cima. D’un tratto un vortice elettrico centrifugò la visione di quel gigante di gomma che non la smetteva di gridare».

Verónica Nieto

Amélie è la protagonista de La cameriera di Artaud di Verónica Nieto, romanzo edito in Italia da Valigie Rosse con la traduzione di Alessio Casalini.

La Nieto, scrittrice nata in Argentina, trapiantata in Spagna, ha uno stile delicato e suadente, capace di accompagnarci attraverso un racconto intenso, quasi surreale, che non definisce mai il confine tra razionalità e pazzia. Completamente in prima persona, la storia, narrata dalla voce di Amélie, racchiude fatti riguardanti Rodez, città dove l’ospedale ha sede, ed il conflitto mondiale che impazza fuori dal manicomio, insieme alla guerra interiore di Amélie e di tutti i pazienti del centro, sottoposti agli indicibili trattamenti che vigevano negli istituti psichiatrici dell’epoca.

Il lettore si ritrova così ad attraversare il labirinto contorto della mente umana e a chiedersi se i personaggi sono così pazzi come vogliono lasciar crede. L’autrice, con gradevole finezza, ci fa soffermare spesso su ciò che non è ovvio, su ciò che potrebbe apparire secondario e meno importante. La Nieto non vuole sottovalutare il tema della vita negli istituti psichiatrici, ma sa narrarlo con garbo, leggerezza e a volte una velata ironia. In conclusione, un libro avvincente, assolutamente consigliato.

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