Japan Fest 2017: tra Tradizione e Profano

La primavera catanese è ormai scandita da una serie di eventi tra i quali figura il Japan Fest, festival dedicato alle arti e alla cultura giapponese, giunto già alla sua quarta edizione. Le due giornate (6 e 7 maggio) hanno visto colorare e affollare nuovamente il grigio e un po’ decrepito Istituto Ardizzone Gioeni che dopo un anno è tornato a respirare l’aria del Sol Levante. Una folla eterogenea di curiosi ed appassionati si è riversata nel cortile e nei corridoi del palazzo dove gli immancabili piccoli bazar hanno attratto i più giovani con fumetti, videogiochi e oggetti in perfetto stile manga e kawaii. Fortunatamente per i più grandi non mancano delle proposte più accattivanti e meno commerciali con articoli più ricercati di artigianato dal gusto nipponico.

Japan Fest 2017 – Foto di Claudia Santonocito

Due giorni intensi scanditi da un calendario un po’ meno ricco rispetto allo scorso anno, ma che non ha mancato di divertire o affascinare i visitatori. Sul grande palco centrale è stato un susseguirsi di dimostrazioni di arti marziali, danze tipiche e contemporanee, che hanno raggiunto il loro culmine con lo showcooking a cura dello chef Hirohiko Shoda, famoso per il programma Ciao sono Hiro e già ospite della scorsa edizione. Molto graditi ai tantissimi presenti i due spettacoli serali a tema con il Concerto di Tamburi Tradizionali Giapponesi a cura di Quelli del Taiko e lo spettacolo di Danza Tradizionale Giapponese Nihon Buyo a cura dell’Associazione Culturale LAILAC.

Grazie all’Associazione Culturale LAILAC, che dal 1999 cerca di far conoscere la cultura giapponese in Italia, è stato possibile assistere ad una vera Cerimonia del Tè, spiegata con semplicità ed apprezzata da un pubblico silenzioso e totalmente rapito dal suo fascino, ad un workshop di Etegami (corrispondere disegnando), ad uno di Sumi-e (l’arte del disegno col pennello). Un bellissimo seminario è stato dedicato allo Yuzen, l’arte della pittura su seta e stoffa, una tecnica che nasce per decorare i kimono ma che può essere utilizzata per eseguire stampe, copriletti, tende e molto altro: è stato, infatti, possibile ammirare splendidi kimono decorati con questa tecnica durante le Vestizioni, veri e propri spettacoli attorno a questo tipico e complicato abito giapponese.

Japan Fest 2017 – Foto di Claudia Santonocito

Tra le note stonate è risultata poco interessante la mostra Xilografia e Fotografia nel Giappone del XIX secolo che sembrava essere incompleta ed incoerente per i pochi pezzi (tutti comunque molto belli) scelti ed assemblati tra loro quasi alla buona. Stesso discorso per la zona Giochi, reclusa in due classi (l’istituto viene utilizzato come una scuola) di piccole dimensioni anche queste organizzate in modo un po’ raffazzonato.

Altra pecca è stato il numero un po’ ridotto di eventi dedicati ai più grandi (nessuna conferenza in programma, ahimè), vuoto che fortunatamente, oltre agli eventi organizzati dalla LAILAC, è stato colmato dalla neonata Associazione Culturale Sarago che ha portato un po’ di cultura cinematografica alla kermesse presentando al pubblico due proiezioni, una dedicata ai supereroi giapponesi e l’altra ad un film di Nobuhiko Ôbayashi, Hausu, commedia horror del 1977.

Ovviamente, a fare il resto ci hanno pensato i giovani cosplayer che vestendo i panni dei loro eroi preferiti hanno dato un tocco di eccentrica magia e di colore ad un evento dedicato ad un paese dove tradizione ed innovazione sembrano non scontrarsi mai.

Japan Fest 2017 – Foto di Claudia Santonocito