Corriamo seriamente il rischio che il bel paese diventi una barzelletta dal finale imbarazzante. Lo vogliamo davvero? Forse no, a parole e con le intenzioni. Non ce ne può fregar di meno, invece, coi fatti.

Rocca Borromea di Angera – Foto di Davide Frezzato

Vorrei prendere ad esempio il posto dove vivo: Angera. A dire il vero sarebbe un piccolo principato ma da quando esiste la repubblica è meglio non usare più questo termine; è un luogo incantevole, con una bella fortezza che domina il lago su cui si affaccia. Turisticamente e culturalmente è in coma irreversibile da almeno trentacinque anni. Forse anche di più, ma preferisco parlare solo di cose che conosco e di cui ho un’esperienza diretta. Da quando ho avuto il dono del discernimento, sento politicanti (forse sarebbe meglio dire “amministranti”) che delirano sul sogno di far diventare questo delizioso angolino di mondo un centro turistico di alto interesse culturale. Ci sarebbero tutti i presupposti, infatti, perché il piccolo paesino si imponga a livello nazionale. Purtroppo, non c’è la vocazione e, soprattutto, mancano le capacità.

Prima che qualcuno creda che il mio sia un attacco al luogo che mi ha dato i natali, lasciatemi che scriva nero su bianco un’idea che mi assilla da troppo tempo: questa è la situazione della nostra vituperata Italia.

Non è becero nazionalismo, ma dobbiamo proprio dircelo: viviamo davvero in uno degli stati più belli del mondo. La questione non è se ce lo meritiamo o meno. La questione è un’altra: quando inizieremo ad esserne orgogliosi e a prendercene cura?

Meraviglie invernali ad Angera – Foto di Davide Frezzato

Al mondo abbiamo in assoluto più luoghi dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, ben cinquantuno. Un vanto? Da un lato sì, ma dall’altro anche? Qual è l’altro lato? È l’UNESCO che deve essere onorata di poter registrare le nostre bellezze nella sua lista, visto che ogni volta che si termina l’iter per una dichiarazione di patrocinio si rimpinguano le sue casse.

Nonostante questo lato folcloristico-economico legato a quest’associazione riconosciuta a livello mondiale, dobbiamo renderci conto di un aspetto oggettivo: siamo un paese meraviglioso che meriterebbe di esserlo ancora di più.

Fra le tante baggianate commerciabili che spesso Vittorio Sgarbi propina a profusione usando tutti i mezzi a disposizione, brilla una verità inattaccabile e condivisibile da chiunque abbia del buon senso: il Dipartimento del Tesoro (Ministero dell’Economia e delle Finanze) dovrebbe coincidere con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Del resto, il nostro Tesoro sono i Beni Culturali, che sono la maggiore risorsa a nostra disposizione per poterci arricchire umanamente e anche, perché no, economicamente.

Lago Maggiore – Foto di Davide Frezzato

Abbiamo il sole e delle bellissime spiagge, vantiamo realtà come la Galleria degli Uffizi e geni come Michelangelo e Leonardo. Eppure non riusciamo a sfruttare il nostro potenziale turistico e culturale; quello che riusciamo a sfruttare sono solo i turisti. Che essi siano polli da spennare non è una novità: già Goethe mette in guardia i possibili visitatori stranieri dagli strani aumenti di prezzo applicati dai carrettieri non appena si rendevano conto che la persona da servire non fosse indigena; tra i ricordi dell’infanzia dello scrittore tedesco c’è anche il modellino in legno di gondola acquistato dal padre durante un suo precedente viaggio in Italia; oggi i modellini ci sono ancora, ma, purtroppo, sono in plastica cinese.

Oggi un turista, che sia straniero oppure no, paga la city tax (non esisteva una parola italiana, forse?) per dormire in una data città o il check-point (in inglese si paga più volentieri, probabilmente) per permettere all’autobus turistico su cui si trova di entrare nel luogo che vuole visitare, senza avvicinarsi troppo al suo centro, ovviamente. I soldi raccolti (e sono davvero molti in un anno) di sicuro vengono spesi in qualche modo discreto, tanto discreto che neppure si nota. Stiamo gestendo tutto come se fosse una grande fiera; ce ne rendiamo conto?

Una strada dell’antica Pompei – Foto di Paul Vlaar

Non spariamo, poi, su chi dovrebbe amministrare i nostri beni culturali. È troppo facile, dal momento che, nella maggior parte dei casi, comode (e assai remunerative) poltrone vengono occupate da figure (il più delle volte già silurate in altro ambito) di provata incapacità o dalle classiche “mogli di” (in ogni buona famiglia c’è sempre un parente in difficoltà a cui si deve trovare occupazione!).

Invece, vorrei sparare, essendo molto più utile, sulla mancanza di amor proprio che sfocia nell’incuria. E vorrei potermi dire sorpreso nel registrare l’assurdità di avere in casa un sito come Pompei e non riuscire a farlo fiorire e nel vedere che, oltremanica, con pochi reperti hanno creato la mostra più visitata della storia. Se è sotto gli occhi di tutti che l’incompetenza regna sovrana nei palazzi del potere, è altresì triste che non ci riempiamo di orgoglio nello scoprire che nelle nostre vene scorre il gene dell’Arte e della Bellezza.

Dovremmo iniziare a crederci e dovremmo difenderci da chi, anche tra di noi, rischia di mettere a repentaglio il nostro patrimonio culturale, che non vive solo nei musei ma è presente anche sulle tavole imbandite e si respira anche tra le chiacchiere da bar. Respirare l’aria italiana è per molti un privilegio e ogni anno ci sono milioni di persone che, anche se soltanto per poche settimane, vogliono riempire le loro esistenze con ciò che rappresenta la nostra quotidianità.

Riprendiamoci la vocazione di essere italiani, per poter far fiorire la vocazione turistica. Un modo fattivo? Iniziamo a conoscerlo questo bene (ci proveremo con una serie di articoli su questo magazine) e Buona Italia a tutti!

Dall’odio per i libri, la lettura e la cultura praticato in tenera età, si è trasformato in ricercatore assiduo e amante insaziabile di Arte e Bellezza. Critico e insoddisfatto non riesce a trovar pace nella ricerca spasmodica del piacere dato dalla conoscenza. La sua passione per la musica espressa con l’amore incondizionato nei confronti dei suoi pianoforti (rigorosamente neri), per la lettura intervallata da continue visite in libreria con lo scopo di accrescere una biblioteca che non si potrà smaltire in una vita, per l’Arte (ha una collezione di decine di migliaia di opere, tutte in JPG ad alta risoluzione) fa parte dell'universo in cui si rinchiude per non tediare troppo il resto del mondo.
  • Lucia

    Bravo Davide ;)