Ficarra e Picone: le Confessioni di Due Siciliani

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Salvo Ficarra e Valentino Picone, ovvero il duo comico considerato uno dei più popolari del nostro paese, sono ormai inarrestabili e non si fermano un momento, tra film (loro e di altri), tournée teatrali (la più recente intitolata Apriti cielo) e sporadiche apparizioni televisive (tra cui l’appuntamento fisso alla conduzione per metà stagione di Striscia la notizia in sostituzione di Greggio e Iacchetti). Per noi di Dietro le Quinte hanno fatto un’eccezione e si sono fermati qualche minuto per una chiacchierata facendo un po’ il “punto della situazione” nella loro vita professionale e concedendo, anche se a fatica, qualche indiscrezione su quella privata; intervistarli insieme però era un’impresa impossibile per via dei loro numerosi impegni e quindi ci siamo dovuti accontentare di sentirli separatamente; questa insolita “intervista doppia” ci ha dato però la possibilità di fare delle domande diverse a ciascuno di loro e, per quanto riguarda quelle poste a entrambi, di avere delle risposte sincere e “serie”, che, se fossero stati uno accanto all’altro, magari non avrebbero dato.

Cos’hai pensato dell’altro quando vi siete conosciuti? Qual è stata, sinceramente, la tua prima impressione?

Ficarra: «Sinceramente ho pensato subito che fosse una persona squallida, disposta a tutto pur di arrivare al successo. Insomma, la persona giusta per lo spettacolo! Io non sono disposto a tutto invece…».

Picone: «Siccome l’ho conosciuto mentre lavorava come animatore, ho pensato che era molto bravo e che faceva ridere».

Hai fatto qualche scuola di teatro o recitazione?

F: «Ho fatto un corso al Teatro Stabile di Palermo col maestro Guicciardini».

P: «Mi sono formato facendo cose amatoriali nel paese dove vivevo, Misilmeri in provincia di Palermo, ma non ho mai fatto nessuna scuola o altro».

Cos’è per te la comicità? Quali sono i meccanismi che innescano la risata?

F: «Ce ne sono tanti, volendo semplificare possiamo dire che c’è sempre qualcuno che tira la torta e qualcun altro che la prende in faccia».

P: «I meccanismi possono essere tanti e spesso sono pure involontari. Confesso che certe volte anche noi facciamo delle cose che non reputiamo comiche e poi lo risultano. Non è matematica come si può pensare, a innescarla tante volte è una casualità, si parte sempre da uno che scivola su una buccia di banana, ma poi si può diventare comici involontariamente, inceppandosi mentre si parla o sbagliando il tempo. Ma si parte sempre dalla metafora di quello che scivola sulla buccia, che se è vestito da generale fa ancora più ridere, quindi spesso l’importante è chi è la persona che cade».

Come nasce il vostro attuale spettacolo teatrale Apriti cielo?

F: «Nasce a tavolino dalla voglia di ritornare a teatro, facendo delle cose nuove. Ci è venuto spontaneo parlare dei fatti di cronaca che sono diventati dei reality o delle fiction, ma anziché dal punto di vista della televisione lo raccontiamo da quello dei protagonisti».

Nella data di Apriti cielo dello scorso luglio a Taormina avete giocato molto sull’improvvisazione e sull’interazione con il pubblico: quella della battuta inventata al momento è un’arte che si impara o con cui si nasce?

F: «Quello accade quasi sempre, dipende anche dalle serate. Non so rispondere in modo esaustivo, penso sia un po’ e un po’, soprattutto quando si fa una gavetta come la nostra, che abbiamo girato dalle birrerie ai teatri; in birreria non c’è l’attenzione massima e quindi si doveva sfruttare tutto… e a volte i microfoni non funzionavano! A differenza del teatro dove tutto è stabile, ingabbiato».

Sempre a Taormina, nella serata da noi recensita, a fine spettacolo Picone ha raccontato una barzelletta ma era un po’ stanco e necessitava di andare urgentemente in bagno e Ficarra l’ha accusato di averla raccontata male… Fino a che punto conta la storia che si racconta e fino a che punto conta chi la racconta?

F: «È un mix di entrambe le cose, ci sono delle barzellette che fanno ridere a prescindere da chi le racconta, ce ne sono altre che hanno bisogno di un’interpretazione. Spesso succede che la stessa barzelletta faccia ridere da uno piuttosto che da un altro perché la veste… ma la barzelletta non è il nostro campo, non siamo tecnicamente preparati».

P: «Quella sera i giochi d’artificio sono stati la buccia di banana più grossa che abbiamo mai incontrato: ci hanno fatto partire i fuochi dietro senza che ce l’aspettassimo! Oramai hanno aperto dei gruppi Facebook “Quelli che c’erano a Taormina la sera dei fuochi d’artificio”! Secondo me conta chi racconta la barzelletta, non ci sono comici in assoluto: le cose che dice un comico non fanno ridere se le dice un altro, quindi conta chi la dice e come la dice. Se il nostro spettacolo lo fai fare ad altri due comici perde d’intensità, e viceversa se noi facessimo uno spettacolo di altri…».

Come avviene il passaggio dalla tv al cinema? Vi siete preparati in modo particolare o vi è venuto spontaneo? I vostri film non sono lo sketch tv riportato al cinema.

F: «La prima volta che ci hanno chiesto di fare un film abbiamo fin da subito intuito che era un’altra forma di arte che quindi necessitava di persone esperte, per cui ci siamo affidati allo sceneggiatore Francesco Bruni per i primi quattro film: lui ha dato forma cinematografica alle nostre idee».

Ficarra, cosa ne pensi del cinema italiano di questi anni?

F: «Penso che ci siano delle belle realtà, dei bravissimi attori, sceneggiatori e registi nuovi che si stanno affermando. Penso che il cinema nostrano stia vivendo un bel momento, sia per le commedie che per le pellicole più impegnate; anche gli incassi lo dicono: anche se questi non sono l’unico metro di valutazione, ci dicono quante persone sono state attratte da quella tematica. Ci sono anche film bellissimi che sono stati sfortunati e sono stati visti poco, ma oggi per fortuna con tv e internet si recuperano».

Picone, in Baarìa avete dato una convincente prova di recitazione diversa dal vostro solito ruolo comico e tu in particolare hai avuto una parte insolita; come hai affrontato questo ruolo sui generis?

P: «Le uniche esperienze che abbiamo fatto fuori dalle nostre regie sono state con Tornatore e Brizzi; con Tornatore più arrivi “neutro” e meglio è! Penso che sia stato bello essere plasmati dal suo modo di dirigere, abbiamo imparato veramente tantissimo da lui».

Striscia la notizia per assurdo sembra l’unico telegiornale “serio”; cosa ne pensi del fatto che in questo paese l’unico programma che racconta certe cose “scomode” e fa inchieste “serie” è un TG satirico?

F: «In realtà oltre a Striscia ci sono anche Le Iene! Beh, è una devianza del nostro ordinamento, ormai ai comici si chiede più verità e realtà che non ai politici!».

P: «È un’estremizzazione dire che c’è solo Striscia a fare informazione seria. Ora, grazie al fatto che la gente è stanca e va di moda, c’è più informazione in giro. Oggi l’idea sulla verità non puoi formartela solo dalla televisione, devi fare delle ricerche su internet… è un po’ come quando a scuola ti assegnavano la ricerca per casa coi famosi collegamenti: si deve fare così oggi per avere più informazione possibile. Negli ultimi mesi i giornali cominciano a fare un po’ di più il proprio dovere, ma mi viene il dubbio che sia di moda».

Picone, cosa ne pensi dell’attuale offerta televisiva e quali i programmi televisivi che ritieni veramente validi?

P: «Io penso che la nostra televisione negli anni sia migliorata, al contrario di altre. Quando fra 50 anni faranno vedere il meglio della nostra TV, sarà bello come gli spezzoni in bianco e nero che ci fanno vedere oggi… col montaggio adatto fanno vedere il meglio e usano i collegamenti, per cui anche un programma noiosissimo diventa interessante con questa tecnica. Oggi abbiamo non più 3 canali ma 500, inevitabilmente ci sono cose sia bruttissime che belle. Le trasmissioni che ritengo più valide sono Le Iene, Striscia, Report, i programmi di Fiorello e di Saviano».

È più difficile per un siciliano sfondare nel mondo dello spettacolo? Avete trovato difficoltà particolari rispetto ai vostri colleghi settentrionali o venivate visti in maniera diversa?

P: «No, nessuna difficoltà. Abbiamo vissuto sempre la sicilianità come un valore aggiunto e anche gli altri l’hanno vissuta così, la Sicilia si porta dietro un modo di essere e di pensare, è come se fossimo stati raccomandati dalla Sicilia».

Cosa fate quando non lavorate? Quali sono i vostri hobby?

F: «Mi piace godermi la mia città. Gioco a calcio, fino a quando riesco».

P: «Il mio hobby è lo sport, quando posso. Non ho altri hobby che mi impegnano costantemente, e spesso li cambio, se no anche l’hobby diventa un lavoro! Il mio hobby è cambiare hobby continuamente».

Non si sa molto ufficialmente della vostra vita privata e non si sono quasi mai viste vostre foto rubate in riviste di gossip; è una vostra scelta di privacy o semplicemente siete pantofolai?

F: «Sì, non partecipiamo, siamo abbastanza pantofolai».

P: «Il motivo per cui non se n’è sentito parlare è che abbiamo eliminato tutti quelli come te che hanno fatto questa domanda! Siamo molto pantofolai e poi non diamo molta importanza alla vita privata e non ne parliamo, neghiamo anche l’evidenza… se tu mi chiedi se nella vita privata frequento Ficarra, io ti rispondo: “Ma Ficarra chi?”».

E Berlusconi vi ha mai invitato a qualche sua festa “esclusiva”?

F: «Mai stati invitati! E poi noi con un filo di trucco e i tacchi non diamo il massimo…».

P: «C’eravamo ma travestiti, avevo degli abiti per cui non ero riconoscibile».

Chi sono i colleghi di lavoro che frequentate anche nella vita privata?

F: «Ce ne sono tanti, uno su tutti il Mago Forest».

Progetti per il futuro?

F: «A breve torniamo a Striscia. Altri progetti non posso dirteli se no li scrivi, visto che sei giornalista! E c’è il rischio che qualcuno ti legge e viene a sapere cosa facciamo!».

P: «Stiamo pensando a una sceneggiatura nuova per un film da girare la prossima estate».

La fotografia in copertina è di Riccardo Marino

Per le immagini relative al Taormina Film Fest 2010 si ringraziano Riccardo Marino e Carmelo Di Mauro

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