La misteriosa ed affascinante Elise vive, costantemente sorvegliata dall’Interpol, a Parigi. Una lettera recapitatale al “Café le Nemours” di Parigi spinge la donna verso Venezia, ma, nel viaggio in treno verso l’Italia, irrompe nella sua vita un oscuro professore di matematica, Frank, che diventerà ben presto la ricercatissima preda di una pericolosa caccia… Preceduta, già in piena estate, da un lancio pubblicitario in grande stile, la pellicola, che riunisce, per la prima volta sullo schermo, due dei più acclamati sex symbol dello star system hollywoodiano, desta però più d’una perplessità. La storia, che fa il verso a tante avventure di “bondiana” memoria, strizzando anche l’occhio a un certo cinema americano degli anni ’50 e ’60, quello di “Sciarada” o “Caccia al ladro”, è però, al dunque, piuttosto esile e fin troppo prevedibile. Non mancano gli inseguimenti tra i canali veneziani, i colpi di scena e qualche battuta felice, ma il tutto sembra troppo prevedibile e scontato per riuscire ad elevare la storia oltre la semplice, elegantissima, maniera, che qui sembra essere l’unico vero filo conduttore.
Sorge quasi inevitabile dunque il sospetto che la produzione si sia limitata a mettere insieme due bellissimi, la Jolie e Deep, con il contorno di qualche buon caratterista italiano (Frassica, De Sica e Bova), e a scegliere due “location” da sogno, Parigi e Venezia, cucendo una storiella appena accettabile. L’auspicato, atteso, blockbuster non si è quindi concretizzato. Il film, infatti, non si eleva quasi mai rispetto ad un’elegante e patinata condizione di aurea mediocritas, riuscendo a ridurre le due città più romantiche del globo al rango di suggestive cartoline animate, più consone però ad uno spot delle locali Pro loco che non ad ambientazioni vive e pulsanti. La sfilata di capi d’alta moda che sfoggia Angelina Jolie, sempre più eterea, nella sua algida e patinata bellezza, ricca di classe e charme, ma non certo di calore e passione, ci conduce lentamente al sospirato ed atteso colpo di scena finale, che riesce a stupire e sorprendere solo i meno attenti, confermando la conclusione immaginata dai più. Neppure i due protagonisti convincono appieno: non siamo, per intenderci, di fronte ad una riedizione di “Mr. & Mrs. Smith” e la coppia non trova l’affiatamento, con il povero Johnny Deep, apparso comunque un po’ imbolsito, che è lontano anni luce dai suoi personaggi fortemente caratterizzati, tanto da finire quasi a far da tappezzeria, sacrificato sull’altare della sfolgorante bellezza della Jolie.
Dopo il successo planetario del suo capolavoro “Le vite degli altri”, il regista Von Donnersmarck fa un brusco passo indietro. Incapace di gestire una storia non troppo originale, finisce prigioniero di tutti i cliché del genere, non riuscendo a rendere questa pellicola memorabile, ma neppure appena discreta. Si esce dalla sala con la sensazione di aver assistito ad un cine-panettone, internazionale, mai volgare, elegantemente confezionato, ma pur sempre un cine-panettone!




